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	<title>Commenti a: UNA BUONA NOTIZIA&#8230;.(dal NY Times dell&#8217;11 dicembre)</title>
	<link>http://www.francogiacomazzi.com/una-buona-notiziadal-ny-times-dell11-dicembre/</link>
	<description>blog</description>
	<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 14:33:19 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Marco Daz</title>
		<link>http://www.francogiacomazzi.com/una-buona-notiziadal-ny-times-dell11-dicembre/#comment-3656</link>
		<author>Marco Daz</author>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 18:07:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.francogiacomazzi.com/una-buona-notiziadal-ny-times-dell11-dicembre/#comment-3656</guid>
		<description>Non conosco bene i termini della riforma bancaria Obama, ma ricordo alcune cose fatte in Italia negli anni 30:
-	aziende di altri settori non possono acquisire quote di controllo di banche
-	viceversa le banche non possono acquisire quote di controllo di aziende di altri settori
-	separazione tra credito commerciale, fondiario ed investment banking (che allora non si chiamava così”
-	banche che curano l’0emissione di azioni / titoli / obbligazioni non possono anche agire da broker, SGR, gestire fondi comuni o simili (anche se allora non esistevano in queste forme)
ecc.

Non basterebbe tornare a queste forme?

Inoltre mi sembra che il mondo finanziario sia per una buona parte diventato un esercizio fine a se stesso, una specie di grande Casino Royale ove si vive sulla fluttuazione dei valori di borsa di qualsiasi strumento. 
Una vera riforma dovrebbe puntare alla divisione tra una “finanza strumento di investimento” ed un “finanza strumento di speculazione” (nel senso migliore del termine). Ovviamente nel primo mondo devono valere regole molto ferree, rischi contenuti ed ovviamente rendimenti conseguenti. 
Nel secondo si può fare quasi tutto quello che si vuole. I guardiani del primo mondo devono essere feroci mastini, nel secondo molto meno. Dopodichè uno decide dove giocare.

Capisco che è una visione semplicistica, ma mi sembra l’unico obiettivo sensato; tutto il resto mi sembra un placebo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosco bene i termini della riforma bancaria Obama, ma ricordo alcune cose fatte in Italia negli anni 30:<br />
-	aziende di altri settori non possono acquisire quote di controllo di banche<br />
-	viceversa le banche non possono acquisire quote di controllo di aziende di altri settori<br />
-	separazione tra credito commerciale, fondiario ed investment banking (che allora non si chiamava così”<br />
-	banche che curano l’0emissione di azioni / titoli / obbligazioni non possono anche agire da broker, SGR, gestire fondi comuni o simili (anche se allora non esistevano in queste forme)<br />
ecc.</p>
<p>Non basterebbe tornare a queste forme?</p>
<p>Inoltre mi sembra che il mondo finanziario sia per una buona parte diventato un esercizio fine a se stesso, una specie di grande Casino Royale ove si vive sulla fluttuazione dei valori di borsa di qualsiasi strumento.<br />
Una vera riforma dovrebbe puntare alla divisione tra una “finanza strumento di investimento” ed un “finanza strumento di speculazione” (nel senso migliore del termine). Ovviamente nel primo mondo devono valere regole molto ferree, rischi contenuti ed ovviamente rendimenti conseguenti.<br />
Nel secondo si può fare quasi tutto quello che si vuole. I guardiani del primo mondo devono essere feroci mastini, nel secondo molto meno. Dopodichè uno decide dove giocare.</p>
<p>Capisco che è una visione semplicistica, ma mi sembra l’unico obiettivo sensato; tutto il resto mi sembra un placebo.</p>
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