Giornalismo tradizionale e Blog

 

Riporto da LA STAMPA.it di oggi questo articolo di Vittorio Sabadin Soccorso al vecchio giornalismo che mi piacerebbe tanto i miei lettori, siano essi  blogger o no, commentassero.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso di applicare ai giornali americani in difficoltà lo stesso tipo di aiuti che hanno salvato le banche, con modalità che saranno illustrate nei prossimi giorni. Gli editori, alle prese con una crisi senza precedenti per gravità, non vedevano l’ora che qualcuno li aiutasse. Ma non è per amore dei giornali, che pure ha definito «indispensabili alla buona salute della nostra democrazia», che Obama ha deciso di intervenire. Il fatto è che il presidente americano non ne può più dei blog «pieni solo di opinioni, privi di controllo sui fatti, gestiti da persone che gridano una contro l’altra senza un minimo di comprensione reciproca».
Se la riforma della sanità si è incagliata e non fa passi avanti, pensano alla Casa Bianca, la colpa è dei «blogger» che hanno riempito il web di falsità alle quali alla fine la gente crede. Vedendo all’orizzonte un nuovo mondo nel quale anche la politica sarà giudicata e indirizzata da una blogosfera incontrollata, Obama ha deciso di investire nel vecchio buon giornalismo su carta, che nonostante i suoi difetti garantisce ancora un po’ di serietà. L’illusione che il web avrebbe reso completamente democratico il mondo dei media, marginalizzando i professionisti e garantendo a tutti la possibilità di esprimersi, si è dunque scontrata con la dura realtà.
La maggior parte dei «blogger» non è interessata alla verità, alla verifica delle informazioni che riporta online, al rispetto delle opinioni altrui. E’ animata invece da un furore ideologico nel quale prevalgono, come dice Obama, le approssimazioni e la mancanza di responsabilità, condite con raffiche di insulti contro chiunque non sia d’accordo.
Può darsi che si tratti solo di un problema di gioventù e che la blogosfera riesca prima o poi ad autoregolarsi, come già avviene in molti casi, ma è certo che per ora l’attacco al giornalismo dei professionisti è fallito. Non è vero che il contributo di una moltitudine di voci abbia garantito una migliore comprensione degli eventi: anzi, si è dimostrato vero il contrario.
E’ vero invece che più aumenta il numero di informazioni incontrollate disponibili e più si sente il bisogno di qualcuno che le ordini e che dia loro un senso e una gerarchia, come hanno fatto per secoli e continuano a fare i giornalisti e i giornali.
Resta il problema di dove trovare le risorse per continuare a garantire la qualità dell’informazione, pesantemente minacciata in tutto il mondo da tagli e ristrutturazioni. E tutti sperano che Obama si sia fatto venire qualche buona idea.

2 Comments

  1. Posted 13 Ottobre 2009 at 16:22 | Permalink

    é assolutamente così. Ho ripostato in friendfeed qui http://friendfeed.com/marcocc/79e0b163/la-maggior-parte-dei-blogger-non-e-interessata

  2. Marco Daz
    Posted 9 Dicembre 2009 at 22:45 | Permalink

    D’accordissimo anch’io. La blogsfera mi sembra una enorme assemblea condominiale. Già i nostri avi diceveno “Senatores probi viri, Senatus mala bestia”.
    Purtroppo i mass media tradizionali si stanno bloggizzando. Avete presente un talk show? Notate qualche differenza con un blog? Tra Ballarò ed il blog di Beppe Grillo? Una volta c’erano le inchieste, adesso le poche che vengono realizzate vanno a tarda ora o sono edulcolate.
    Ma comunque: Obama aiuta la stampa perché comunque è un potere da tenere / rendere amico o perché vuole arginare il degenerare dei blog? Vuoi vedere che deve ringrazionare i suoi grandi elettori?

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