2010

Che cosa ci riserverà l’economia del 2010?

Si assiste ad una leggera ripresa, una luce in fondo al profondo tunnel che stiamo percorrendo, mentre il livello di assestamento che ci possiamo attendere, definito "il new normal", il nuovo stato di normalità, sarà ben diverso da quello cui siamo stati abituati per tanti anni.

Dobbiamo prepararci certamente alla ripresa, configurata tuttavia in modo diverso dagli abituali standard.

Infatti la crisi ha cambiato vari modelli di business, ha alterato i criteri di ricerca dei prodotti e delle soluzioni da parte del consumatore utente, è la sua scala di valori (e conseguentemente i bisogni) n’è uscita modificata.

Nel quadro di questo nuovo emergente assetto, il marketing come disciplina ha già dato contributi, trovando e dando risposte con implicazioni sul ruolo e sulle competenze di tutti coloro che operano in questo ambito sia come professionisti aziendali che consulenti che manager dell’area commerciale..

Le competenze. Ci si trova Scilla e Cariddi: la crisi non ci dà pace, corriamo trafelati, dobbiamo raggiungere gli obiettivi, non c’è tempo per altro. Per contro se si lascia passare troppo tempo senza dedicarne all’aggiornamento il pericolo dell’obsolescenza professionale prende forma rendendo meno capaci, meno idonei a ricoprire il ruolo di anticipatori.

Seppur nella sua problematicità l’attuale clima economico rappresenta un’opportunità per il marketing di riaffermare la propria capacità di contribuire con strumenti nuovi, alla definizione della migliore strategia di marketing, della più conveniente "value proposition" o al più idoneo posizionamento competitivo in rapporto agli obiettivi dell’impresa.

Dunque competenze, accesso a informazioni significative, appartenenza a a un network professionale, occasioni di scambio e l’incontro sono ora temi cruciali. È proprio qui che il ruolo dell’associazionismo può esplicare tutta la sua forza. Come corpo professionale-si tratti di consulenti l’impresa, nei direttori commerciali, di professionisti aziendali- è nostro compito e nostro interesse generale applicare conoscenze a beneficio nostro e della business community nei confronti della quale si opera.

La visione dell’impresa come "serbatoio" di competenze è da tempo accettata, da tempo teorizzata. Il ruolo delle professioni -espressione di soggetti portatori di competenze specifiche di carattere intellettuale- sta assumendo nuova rilevanza collettiva e trova riscontro, seppure con alterne vicende, anche in ambito governativo. Se non tutti, molti professional saranno "coinvolti" dalle norme che emergeranno. Ancora una volta è necessario stingersi intorno ad associazioni che siano di riferimento ed organismi di dialogo ufficiale con gli interlocutori istituzional per questi temi.

UNA BUONA NOTIZIA….(dal NY Times dell’11 dicembre)

The House approved a Democratic plan to tighten federal regulation of Wall Street and banks, advancing a far-reaching Congressional response to the financial crisis that rocked the economy. It would create an agency to protect consumers from abusive lending practices, set rules for the trading of some of the sophisticated financial instruments that fueled the crisis, and take steps to reduce the threat that the failure of one or two huge banks or investment firms could topple the entire economy

COME ERAVAMO….

Can Nokia Recapture Its Glory Days? (dal NY Times di oggi)

Once a stock market darling, Nokia shares have fallen 20 percent since September even as the broader market has rallied.

The company reported its first quarterly loss in more than a decade in October after a $1.3 billion write-down in its equipment business.

“We have not lost our ability to innovate; we have not lost our ability to truly understand the consumer and make intuitive solutions for them,” Mr. Vanjoki says.

Indeed, for all the new competition in smartphones, Nokia remains the dominant player

Giornalismo tradizionale e Blog

 

Riporto da LA STAMPA.it di oggi questo articolo di Vittorio Sabadin Soccorso al vecchio giornalismo che mi piacerebbe tanto i miei lettori, siano essi  blogger o no, commentassero.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso di applicare ai giornali americani in difficoltà lo stesso tipo di aiuti che hanno salvato le banche, con modalità che saranno illustrate nei prossimi giorni. Gli editori, alle prese con una crisi senza precedenti per gravità, non vedevano l’ora che qualcuno li aiutasse. Ma non è per amore dei giornali, che pure ha definito «indispensabili alla buona salute della nostra democrazia», che Obama ha deciso di intervenire. Il fatto è che il presidente americano non ne può più dei blog «pieni solo di opinioni, privi di controllo sui fatti, gestiti da persone che gridano una contro l’altra senza un minimo di comprensione reciproca».
Se la riforma della sanità si è incagliata e non fa passi avanti, pensano alla Casa Bianca, la colpa è dei «blogger» che hanno riempito il web di falsità alle quali alla fine la gente crede. Vedendo all’orizzonte un nuovo mondo nel quale anche la politica sarà giudicata e indirizzata da una blogosfera incontrollata, Obama ha deciso di investire nel vecchio buon giornalismo su carta, che nonostante i suoi difetti garantisce ancora un po’ di serietà. L’illusione che il web avrebbe reso completamente democratico il mondo dei media, marginalizzando i professionisti e garantendo a tutti la possibilità di esprimersi, si è dunque scontrata con la dura realtà.
La maggior parte dei «blogger» non è interessata alla verità, alla verifica delle informazioni che riporta online, al rispetto delle opinioni altrui. E’ animata invece da un furore ideologico nel quale prevalgono, come dice Obama, le approssimazioni e la mancanza di responsabilità, condite con raffiche di insulti contro chiunque non sia d’accordo.
Può darsi che si tratti solo di un problema di gioventù e che la blogosfera riesca prima o poi ad autoregolarsi, come già avviene in molti casi, ma è certo che per ora l’attacco al giornalismo dei professionisti è fallito. Non è vero che il contributo di una moltitudine di voci abbia garantito una migliore comprensione degli eventi: anzi, si è dimostrato vero il contrario.
E’ vero invece che più aumenta il numero di informazioni incontrollate disponibili e più si sente il bisogno di qualcuno che le ordini e che dia loro un senso e una gerarchia, come hanno fatto per secoli e continuano a fare i giornalisti e i giornali.
Resta il problema di dove trovare le risorse per continuare a garantire la qualità dell’informazione, pesantemente minacciata in tutto il mondo da tagli e ristrutturazioni. E tutti sperano che Obama si sia fatto venire qualche buona idea.

UN RUOLO IMPEGNATIVO

In questi giorni i quotidiani titolano: “Ripresa, cinque segnali positivi”, “dall’industria alle borse, così l’economia reagisce alla crisi”, “cresce in luglio dell’1% la produzione industriale”, “la produzione si risveglia”, “per i tecnici possibile l’uscita dalla recessione nel terzo trimestre”. Dunque, segnali di ottimismo. Ma riusciranno tutte le imprese ad uscire da questa crisi? Quante saranno fortemente ridimensionate? Si può reggere a un forte ridimensionamento solo se non si è indebitati a scadenze rigide. Possiamo snellire la struttura, possiamo ridurre le spese generali possiamo ridurre i costi del lavoro utilizzando ammortizzatori sociali, ma se siamo fortemente indebitati con rate a scadenza che devono assolutamente essere onorate, allora le cose diventano serie. C’è il solito problema del credito bancario, ma anche di ricapitalizzazione di molte imprese.

E il Lavoro? Temo che si salveranno in maggior misura le imprese che non il Lavoro, e gli ammortizzatori continueranno a essere impiegati. Problemi di adattamento e riconversione, riaddestramento. Dunque, bagliori, ombre, segnali incoraggianti, ma siamo e staremo ancora in una fase dove predomina l’economia di emergenza. pippo2 Il Marketing di oggi deve essere conseguente e “bifronte”: guardare avanti, è il momento del nuovo slancio, ma nello stesso tempo un Marketing a costi minori senza perdere di efficacia, utilizzando le tecnologie digitali disponibili e adattatndosi con particolare attenzione all’evolversi del consumatore. Su quest’aspetto, gli strumenti web 2.0 non vanno visti, come alcuni credono, unicamente come strumenti promozionali ma piuttosto come modi per intensificare la relazione comunicativa tra l’impresa e i suoi clienti attraverso l’attivazione di circuiti di feedback bidirezionali allo scopo di migliorare la reciproca comprensione. Capire i consumatori significa avere la possibilità di migliorare il servizio che l’impresa dà e ciò facendo mettere in atto i prerequisiti per fare autentico Marketing. 

pippo1Ma ciò non basta: è tempo che i professional di Marketing si adoperino affinché sia adottata una visione globale di Marketing che copra tutto l’arco del processo che va dall’individuazione delle esigenze dell’utenza fino alla concezione della value proposiion, facendo ogni sforzo per far uscire dall’immaginario collettivo l’idea che Marketing sia solamente advertising/comunicazione. Ciò significa lavorare su tre filoni: la relazione comunicativa bidirezionale con il consumatore, la value propositon che deve interpretarne le esigenze, non solo di funzionalità del prodotto (date pressoché per scontate), e l’efficienza delle operazioni letta in chiave di marketing (ad esempio una consegna in due o dieci giorni fa sovente la differenza). >

pippo3

Un ruolo impegnativo.

IL MISTERO DEL MARKETING

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The enigma of marketing is that it is one of man’s  oldest activities and yet it is regarded as the most recent of the business disciplines.
Michael J. Baker, Marketing: Theory and Practice,
1st edn, Macmillan, 1976

PERCHE’?

 

 

Copio e incollo da Notebook Italia apparso ieri sul web riguardo al nuovo iPhone:

" Le scarse file davanti ai negozi italiani non hanno dunque condizionato il successo del nuovo melafonino, che ha invece spopolato negli USA grazie a prezzi e tariffe abbordabili e convenienti; al contrario le proposte commerciali di TIM e Vodafone per il nostro paese di sono rivelate purtroppo inadeguate ed  improponibili per la maggior parte dell’utenza.

Non aggiaungo commenti ma mi chiedo: perchè?

Il Marketing e la Funzione Aziendale Marketing

Presentation10 Si sente parlare talvolta di crisi del Marketing, ed ora più spesso di Marketing della crisi (in cui siamo immersi). Meno, ora, del ruolo e del peso della funzione (Dipartimento, Direzione, ecc.) Marketing nelle imprese, anche se è tema tutt’altro che trascurato nella letteratura scientifica, che ne denuncia il declino a livello di Corporate Strategy, privilegiando un posizionamento tattico (pubblicità, PR, ecc.). Ma non tutti concordano.
Così, ho trovato interessante un recente articolo apparso su Journal of Marketing del marzo 2009 che esplora i fattori che determinano l’influenza della Funzione Aziendale Marketing: sono la capacità innovativa e l’accountabiity (la capacità di dimostrare il ritorno dell’investimento in Marketing). il peso, poi è tanto maggiore quanto maggiore è l’orientamento al menrcato dell’azienda.
In soldoni, se i marketers vogliono guadagnare in influenza, devono diventare più "accountable" e innovativi.
E qui si apre un altro tema che chiamerei: Accountability e Marketing Metrics.

PARADIGMI

Una breve ricerca ha individuato questi paradigmi di Marketing

 viral marketing
 undercover marketing
 e-marketing
 personalized marketing
 permission marketing
 guerrilla marketing
 cause related marketing
 social marketing
 Affiliate Marketing
 Affinity Marketing
 individual marketing (1-to-1 mktg)
 Ambush Marketing
 Asset Led Marketing
 Brand management
 Buzz marketing
 Confusion Marketing
 Ethical Marketing
 Peer to Peer (P2P) Marketing
 Relationship Marketing
 Behavioural marketing
 experiential marketing
 marketing sostenibile
 Internet marketing
 collaborative marketing
 loyalty marketing
 multichannel marketing
 relationship marketing
 marketing della tecnologia
 international marketing
 marketing verde

Tante parole nuove.
È questo un sintomo di creatività, di evoluzione, di apertura di nuove finestre o invece una affannosa ricerca di nuovo, quasi un annaspare, nella speranza di trovare la formula giusta per fronteggiare una domanda che non si riesce più a dominare?
Il nostro mondo è pieno di parole magiche il cui ciclo di vita è breve anche se i concetti su cui si appoggiano hanno talvolta una loro validità.
In questa lista, qualche parola magica di certo c’è, ma è altrettanto vero che siamo nel pieno di una rivoluzione di marketing, in atto da parecchio tempo e che si protrarrà a ritmo sempre più veloce, generata da una numero non trascurabile di fattori di peso assai rilevante, tra cui:
• resistenza del cliente ai metodi tradizionali. A fronte dell’aumento dell’intensità della comunicazione si ottiene un ritorno sempre più marginale.
• proliferazione dei canali di comunicazione e di contatto, anche a causa dello sviluppo delle tecnologie abilitanti, che tendono spesso a sovrapporsi se non gestiti con maestria
• commoditizzazione di molti prodotti, per cui la differenziazione si sposta da fattori hard a elementi intangibili, sempre più raffinati (experience marketing) odi servizio.
Se qualche lettore vorrà esprimere il suo parere, si aprirà un minidibattito.

Verso una Torre di Babele semantica nel Marketing?

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Nuovi termini, che fanno seguito alla comparsa di nuovi paradigmi di Marketing, di nuove tecnologie di comunicazione e nuovi dispositivi, si affiancano  e si sovrappongono alla terminologia di marketing tradizionale, spesso con modifica del significato.

Ciò vale ad esempio per le parole marketing e Canale. La definizione vera -ed ancora validissima a mio parere- di Marketing è “prevedere, individuare e soddisfare un bisogno del mercato, in maniera profittevole, nel rispetto del contesto” ; il canale era  la “strada” (reale o virtuale) che conduce al mercato.

Ma per taluni Marketing è solo  Promozione, a volte  impiegato,  nel parlar corrente o da certa stampa, con connotazione negativa; canale è ora qulasiasi mezzo di contatto con il cliente. Così, c’è un significato unico per il termine, molto in voga,  multicanalità? E’ una strategia di contatto, di distribuzione (ad es. quotidiano cartaceo vs on-line), o l’insieme dei mezzi di comunicazione di massa?

Ho portato due soli esempi, ma si potrebbe continuare. Si corre il rischio di una  torre di Bable semantica, e la cosa non è banale.

Credo sia venuto il momento di concordare  un  insieme di termini dal significato condiviso, a tutela della professione di Marketing. Altre aree professionali lo hanno già fatto, come l’IT.

L’Associazione Italina Marketing sta realizzando il progetto “Competenze di Marketing” avente lo scopo di proporre e successivamnete condividere standard di profili professioanli e delee  competenze ad essi asscociate.  Il “dizionario” qui auspicato dovrebbe fare parte del bagaglio  di chi opera nel Marketing.